Riporto integralmente un articolo di Giovanni Fracasso (http://www.giovannifracasso.it), attualmente uno dei massimi esperti di strategie e-commerce:
“Il rapporto Assinform 2011 ha presentato i dati annuali che fanno il punto su
informatica, telecomunicazioni e contenuti multimediali nel nostro paese.
Per vedere alcuni risultati di questa indagine statistica potete visitare il
sito di Michele Vianello che li presenta in un unico articolo.
Prendo solo 3 dati, che sono lo spunto per definire una situazione: Le
Piccole e Medie Imprese (PMI) che vendono online sono, in Europa, il 14,4% del
totale. In Italia il 3,8%. Le imprese che acquistano online sono il 26,4% in
Europa, il 16,5% in Italia.
La popolazione che usa i servizi di homebanking è il 36% in Europa, il 17,6%
in Italia. E tra questi – desolanti – mi fisso su uno, quello più relazionato
con il mio lavoro: 13,4% contro 3,8%. Questa ė la distanza tra la percentuale
delle piccole e medie imprese che vendono su web in Europa e l’Italia.
Una distanza già preoccupante, ma che non da segni – nell’immedito futuro –
sulla possibilità di recuperare il gap.
Oltre il 96% dei nostri imprenditori non ha ancora capito che su web i
prodotti e i servizi si possono vendere, aumentando con un solo canale la
possibilità di arrivare capillarmente in ogni angolo del pianeta. La situazione
è penosa.
Il motivo non ė imputabile ad una saturazione della produzione che non non li
spinge a cercare nuovi canali.
La risposta media alla “crisi” ė troppo spesso, purtroppo, la riduzione degli
investimenti (strutturali o di marketing che siano). Il risultato della
situazione di stagnazione che stiamo vivendo ė una continua perdita di
competitività dell’intero sistema.
Mentre gli altri investono su web con servizi in grado di vendere
direttamente i loro prodotti, noi stiamo a guardare: “Ma che bravi”, “Hai visto
che bella idea”…inebetiti dal cambio di prospettiva.
Le vecchie regole del commerciale stanno saltando, saranno sempre più messe
in discussione e la distribuzione dei prodotti è sempre più una questione tra il
produttore ed il consumatore (attivo o passivo che sia).
E’ indubbio che la forza del sistema paese Italia è nella piccola e media
azienda.
Ma se questa non riesce a leggere il mondo che sta cambiando e ad allinearsi
con i competitor stranieri per stare al passo con il mondo che cambia, la
situazione non potrà essere rosea in futuro.
E tutto perchè cambia il mezzo: lo ripeto spesso che per investire
nell’e-commerce non serve essere appassioanti di web, esatttamente come chi apre
un negozio fisico o una fabbrica non deve essere appassionato di edilizia o dei
macchinari che servono alla produzione…bisogna essere appassionati del proprio
business.
Ahimé, il web non è più una roba per smanettoni e nerd, ma è uno strumento
maturo per portare a casa soldi: nessun falso miraggio, si tratta di lavorare
giorno per giorno sul nuovo canale commerciale.
Ma i nostri imprenditori sembrano ancora “vecchi”: anagraficamente o
mentalmente, non sanno portare le aziende in questa nuova dimensione. e
continuano a scornarsi con i loro distributori – anche quelli che non trovano,
agenti, commerciali. Gli appelli e gli avvisi per farli edotti del pericolo si
sprecano.
Ci sono professionisti, professori, appassionati che predicano bene ma
soprattutto tra di loro.
Tutte le sirene d’allarme sono pietre lanciate nel vuoto e rimangono
inascoltate.”