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Posta elettronica certificata (PEC): obblighi di legge per aziende e professionisti

La Posta Elettronica certificata è oramai un obbligo di legge (legge n. 2 del 28 Gennaio 2009 – articolo 16: “Riduzione dei costi amministrativi a carico delle imprese”)

Le nuove Società che vengono costituite hanno l’obbligo di dotarsi di una posta certifcata (anzi, per essere più precisi, di un qualsiasi indirizzo “basato su tecnologie che certifichino data e ora dell’invio e della ricezione delle comunicazioni e l’integrita’ del contenuto delle stesse, garantendo l’interoperabilita’ con analoghi sistemi internazionali”.)

Le società già esistenti hanno tre anni di tempo (a partire dal 28 Gennaio 2009) per adeguarsi alla normativa.

Le ditte individuali sono esenti da obblighi ma il comma 7 dell’articolo 16 introduce l’obbligo di posta certificata anche per i professionisti iscritti ad albi o elenchi professionali, che hanno un anno di tempo per adeguarsi.

Chiedete informazioni a noi: pec@ictsviluppo.it

Aggiornamento Ottobre 2011: http://www.ictsviluppo.it/posta-elettronica-certificata.html

Meno fatturato = Più ricavi?

In questo periodo stiamo assistendo ad una diminuzione degli ordinativi e quindi del fatturato.
E’ ovvio che meno si incassa meno si ricava, meno si ricava meno si investe, meno si investe e meno si è competitivi nel mercato.
Si innesca quindi un circolo vizioso che può portare alla chiusura della attività.

La domanda fatidica è: Come si può uscirne?

Non esistono ricette magiche per questo. L’unica soluzione è valutare attentamente tutti gli aspetti della propria struttura aziendale: Commerciale, Produzione, Amministrativo, Organizzativo.
Analizzando attentamente i dati in possesso con strumenti avanzati come QlikView, con un minimo sforzo sia di impegno che economico, si possono scoprire fatti molto interessanti che rispondono a queste domande:
E’ vero che il cliente che fatturo di più sia quello che mi rende di più?
E’ quello in cui sono meno esposto?
E’ vero che l’articolo di punta della mia azienda mi fa guadagnare?
Quali altri articoli mi fanno guadagnare?
Quale reparto aziendale mi fa guadagnare?
e altre domande del genere…..

In un altro post del blog abbiamo parlato dei costi del cliente sia commerciali che di post vendita che sono nascosti. Integrando un crm come VTiger e un software di Analisi come Qlikview, abbiamo scoperto che il miglior cliente come fatturato era il peggiore come ricavi.
Poi, scoperto l’inghippo, sta all’imprenditore a porre i rimedi correttivi.

Dunque, iniziamo ad analizzare i propri dati prima di parlare di crisi e mancati guadagni. Può saltar fuori un piccolo tesoro che ci permette di portare avanti la propria azienda.

Una riflessione sul sito web….

Colgo lo spunto di pubblicare una citazione da “Tecniche di web marketing” di Andrea Boscardo e Riccardo Porta, che credo possa essere utile come riflessione:

“Il vostro sito è l’anima e il cuore del business che andate cercando. Sia che abbiate obiettivi di vendita o puramente di brand e di  visibilità, dovrete avere  necessariamente una strategia di fondo fin  dall’inizio e pensare ad un’architettura flessibile. Ottimizzare le  pagine significa curare quei dettagli fondamentali tanto per gli utenti della rete quanto per i motori di ricerca. Bisogna prestare attenzione sia al codice utilizzato che ai contenuti e non dimenticare una corretta personalizzazione che dà i suoi risultati. Dopo 8 anni passati a monitorare 1000 siti di grandi aziende Forrester ritiene che solo il 3% abbia passato l’esame: la maggioranza dei siti è difficile da usare, confusionaria, povera nel design e stende un velo oscuro sul brand. Siete sicuri che il vostro sito faccia eccezione?”

Siamo sicuri quindi che gli sforzi che facciamo per creare e manutenere il proprio sito internet siano quelli giusti? Ed è corretta la tendenza al risparmio fine a se stessa perchè “tanto è solo qualche pagina”?
Attendo commenti.

E’ in linea il nuovo sito di CRMVillage.biz

Crm Village

Crm Village

“Business Intelligence e CRM – Comprendere il valore del cliente” del 24 Settembre 2008: Un Successo!

Si sono pesentati in molti al seminario del 24 settembre a Soave presso la sala convegni dell’Associazione della Strada del Vino di Soave (VR)

Sono stati presentati i due prodotti VTiger Crm Entrprise e QlikView.

In questa occasione si è parlato di come sia importante l’utilizzo di un CRM come VTiger per tracciare quei dati che il classico gestionale non riesce a comprendere, e tramite QlikView – Business intelligence analizzare il valore reale del cliente, con questi dati, e ottenere quindi il valore di LTV (life time value) dello stesso

Infatti la demo ha fatto vedere come un cliente che procura grossi fatturati alla propria azienda ma impiega molte risorse commerciali (visite, preventivi, telefonate etc.) e postvendita (Telefonate, assistenza), diventa considerando i dati reali dal CRM un cliente che procura meno margine rispetto agli altri che fatturano meno (vedi post del blog)

Un grazie sentito a tutti i partecipanti.

ICT Sviluppo
CRMVillage.biz
Infodati

L’usabilità che conta – micro vademecum per il sito web

Usabilità è un termine che sta divenendo un “must” al giorno d’oggi. Infatti la differenza tra un sito funzionante ed apprezzato ed un sito da scartare, il 99% è l’usabilità dello stesso.
Infatti si parlava di progetti web di successo e fallimenti e si diceva:
qual’è il sito che ha riscosso il maggior successo nel web? Un sito di aste.
E qual’è il uno dei peggior fallimenti di un sito web? Un sito di aste.

Quindi il prodotto proposto è lo stesso, come mai uno è esploso e l’altro è morto?
La rispostà è USABILITA’ cioè la capacità del sito di offrirti una esperienza di navigazione e utilizzo, piacevole e soprattutto produttiva. Fare quello che voglio quando voglio, avere tutte le informazioni quando le richiedo, avere un aiuto quando serve.

Molte web agency propongono siti accattivanti magari fatti in flash e pieni di grafica. Certo: il primo impatto è sicuramente gradevole se non addirittura eccitante. Ma chiedetevi: serve al mio utente, che visita il sito? Riesco a fare giungere a lui il messaggio che voglio?

Quindi alcuni punti da rispettare per una migliore usabilità:
1 ) non usate pagine introduttive (splash pages): annoiano l’utente dopo la prima volta
2 ) usate animazioni flash come parte del sito e non come strumento di sviluppo del sito: disorientate l’utente, non indicizzate il sito nei motori di ricerca, di solito non si rispettano gli standard di usabilità
3 ) durante la navigazione indicate sempre in che pagina del sito è l’utente, rispetto la homepage
4 ) rendete semplice la richiesta di informazioni e date indicazione su come contattarvi
5 ) non usate troppi colori e contrasti tra loro
6 ) usate dei caratteri “sans serif” (senza grazie) come verdana e arial: rendono più leggibile il contenuto
7 ) date sempre la possibilità da qualsiasi parte nel sito di tornare alla homepage
8 ) usate una terminologia comune: mettete il termine “homepage” piuttosto di “pagina iniziale”

Questi sono pochi punti ma fondamentali da rispettare nello sviluppo del sito.
Se volete approfondire il discorso vi consiglio di andare a visitare il sito di Jakob Nielsen (http://www.useit.com) il guru mondiale dell’usabilità. Da notare che il sito contiene solo testo ed è stato sviluppato per essere usabile al massimo.

Usabilità

Jakob Nielsen Useit

Momento di Crisi del Mercato? Tramutiamola in Opportunità

Molte aziende si spaventano quando calano gli ordinativi e il fatturato, considerando questi due indicatori come fondamentali per capire se le cose stanno andando bene o male.
Ma tante volte non è detto che minore fatturato = minore guadagno.
Questo perchè bisogna saper analizzare altri aspetti nascosti nei dati della propria azienda.

Faccio un esempio:
Se il fatturato cala, ma sto vendendo gli articoli sottocosto, sto riducendo la perdita.
Ovviamente questa è una provocazione ma ci sono tanti indicatori che un buon sistema di analisi dati può mettere in evidenza, e la visione della propria azienda può radicalmente cambiare.

Un altro esempio che calza a pennello è quello dell’analisi dei costi commerciali e post vendita di un cliente, dati che si possono raccogliere tramite un programma CRM (customer relationship management)

Analisi Margine Tradizionale

Analisi Margine Tradizionale

In questo grafico vediamo una analisi tradizionale del margine tenendo conto dei costi (diretti + indiretti spalmati per incidenza del fatturato).
Il cliente “Motori Robusti” è quello che da maggiore fatturato e margine alla azienda.

Analisi dei costi Avanzata

Analisi Margine Avanzata

Raccogliendo ulteriori dati dal CRM riesco a capire quanto il cliente mi costa nella trattativa commerciale (devo fare tanti preventivi, il commerciale deve ripassare molte volte per concludere etc.) e nel post vendita (cliente troppo esigente, non collaborativo etc.).
Si può chiaramente vedere come il margine cala drasticamente, ed improvvisamente è il cliente “Ferrari Azionamenti” con minore fatturato che procura maggior guadagno alla azienda, in quanto magari ordina via web nel portale aziendale e nel post vendita usa il sistema di helpdesk via web.

Dove sta l’opportunità in questo? Con questa analisi sono riuscito a capire dove devo intervenire per portare a casa più soldi. Il come fare: innanzitutto capire come aumentare il margine sul cliente “Motori Robusti” attraverso iniziative di sensibilizzazione e formazione del loro personale nell’utilizzare gli strumenti che la propria azienda offre per migliorare il contatto con il cliente e abbattere i costi di questo (CRM).

Dunque in ultima analisi, prima di parlare di crisi del mercato proviamo ad analizzare cosa stiamo facendo e migliorarlo. Riusciremo cosi a guadagnare di più.

Cosa c’entra l’IPhone con il CRM e la Business Intelligence?

Nelle varie pubblicità di prodotti, si vedono sempre manager, giovani “superman”, ultra attivi con il palmare/smartphone, tramite il quale controllano la classica situazione delle vendite.
Bene: chi di voi ha mai fatto questo? Penso che tutti ci abbiano provato o pensato, ma con gli strumenti (palmari/smartphone) fino d’ora utilizzati è un’impresa quasi impossibile.
Infatti l’usabilità di questi strumenti è molto limitata: pensate di dover inserire un nuovo cliente nel CRM o di fare un drill down dei dati con uno strumento di business intelligence, magari senza touchscreen.

Apple con IPhone ha creato nel mercato un nuovo paradigma di usabilità dello strumento smartphone. Infatti la navigabilità dei contenuti con IPhone è estremamente semplice (provare per credere). Io sono rimasto stupito di come si può in aumentare o diminuire lo zoom nelle foto o nei contenuti per vedere specifiche aree. E’ qualcosa di strabiliante.

Ed ecco che l’utilizzo del IPhone per fare un drill down su un sistema di business intelligence, diventa una cosa banale, da fare in tutta semplicità con due dita seduti in una panchina al parco (o se vogliamo nel classico posto da manager super affollato…).

Pentaho (http://www.pentaho.org), una azienda che produce un sistema di BI opensource, ci ha visto lungo in questo argomento: infatti nella sua homepage fa vedere un IPhone con degli screenshot di analisi.

pentaho business intelligence

pentaho business intelligence

Possiamo dire che oramai siamo veramente nell’era del total work.

La difficolta del ruolo di IT manager

Di solito nelle aziende medio piccole del nord est Veneto (e anche il altre regioni comunque) l’IT manager è una figura indefinita, interpretata dal classico impiegato che “sa qualcosa di computer” e che non ha nessun potere decisionale in merito. Fuori dalla porta ci sono fior di “consulenti informatici” e “ditte di informatica” che bussano alla porta della azienda e cercano di vendere la loro soluzione o idea al’imprenditore.
Tutto questo avviene senza una preventiva analisi dei reali bisogni della azienda stessa, e il “ragazzo che sa di informatica” conta poco.
“Serve un computer” è la frase che si sente di solito. L’impiegato chiama la ditta di informatica e il “commerciale” della tal ditta (che di solito sa poco di sistemi informativi, ma molto di prezzi e caratteristiche tecniche) fa un preventivo cercando di proporre un prezzo più basso nel mercato, tanto un computer è un computer.
Ma la mia domanda di solito è: cosa serve? Fare grafica? Office? In produzione? etc.
In base a cosa viene presa la decisione? Al consiglio del “commerciale”?
E’ come dire mi serve un mezzo di locomozione e il “commerciale” gli propone la bicicletta, che può andare benissimo se la “locomozione” avviene all’interno del capannone, ma se il mezzo serve per andare negli Stati Uniti, la bici è un pò limitata.
A questo punto la figura dell’IT manager sarebbe molto utile nell’indirizzamento dell’acquisto, in quanto possiede la visione di insieme del sistema e analizzerebbe in maniera ottimale la necessità, tenendo si conto del prezzo ma anche di cosa va ad acquistare. Non necessariamente l’IT manager deve essere un interno della azienda (molte non hanno questa necessità) ma  consulente qualificato che viene chiamato in causa nella necessità.

Il giusto mix della propria presenza Web

A costo di ripetere delle banalità, ogni giorno internet si popola di nuovi siti più o meno belli e utili. Quello che non capisco è come oggi il sito internet è visto ancora come vetrina dove mettere il proprio depliant e la propria merce, sperando che poi la gente entri di sua spontanea volontà e magari poi comperi i prodotti.
Non si considera che la maggior parte degli utenti oramai non “naviga” più in internet, ma bensì oggi “pesca”, cioè  si mette davanti al pc  per ricercare le informazioni che interessano.
Quindi l’importante è esserci nei risultati di questa ricerca.
Altro discorso riguarda cosa trova l’utente nel sito. E’ sempre più importante che si trovino dei contenuti e non solo “chiacchere” pubblicitarie, e che questi contenuti siano immediatamente fruibili dall’utente.
Senza addentrarci troppo in questi concetti (ne scriveremo un libro di 800 pagine), la propria presenza su internet non può a semplice pagina fatta dal grafico o dal “ragazzo esperto di computer”, ma un mix di vari elementi: Grafica, contenuto, struttura, usabilità, aggiornabilità.
Si capisce quindi che gli elementi in gioco iniziano ad essere più d’uno, ognuno con le sue complessità di implementazione e gestione.
La semplice pagina pubblicitaria grafica, oramai non ha più nessun effetto: gli indigeni di internet hanno capito che le “perline luccicanti” usate come merce di scambio per  ottenere “oro e diamanti”, non valgono niente, anzi capiscono che “oro e diamanti” hanno un grosso valore.
Quindi per l’azienda che pensa di “fare il sito” deve partire con il concetto che spendere le 1000 -1500 euro di sito grafico, sono soldi buttati al vento, e il ROI non esiste.
Bisogna impegnarsi di più, non necessariamente dal punto di vista economico, ma soprattutto chiedersi cosa si vuole ottenere da internet e studiare il sito anche dal punto di vista dei contenuti, della struttura e della usabilità, concetti che solo chi è professionista sa sviluppare.

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